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Nuova tecnologia per i pannelli
fotovoltaici
DA UNO STUDIO TUTTO ITALIANO
Concentrare la luce solare con una lente fino a duecento
volte e, con un sistema di microspecchi, spezzarla in
quattro colori. Inviarli mirati su altrettante celle
fotovoltaiche specializzate solo su quei colori, e
capaci di convertirli in elettricità... |
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Milano, 4 settembre 2007
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Ma, proprio perché specializzate, celle costruite con
materiali a basso costo, in film sottile. Con il minimo
ricorso al silicio iperpuro o a costosissimi cristalli
di gallio o germanio.
Risultato: una parabola fotovoltaica, grande quanto un
grosso disco satellitare, che già oggi, nei primi
prototipi dell'Università di Ferrara, converte luce in
energia al tasso del 40 per cento. Ma, entro tre o
quattro anni, arriverà alla produttività record del 50%,
con costi di produzione nettamente inferiori alle celle
solari in silicio o in arseniuro di gallio. Bilancio:
produttività record combinate a costi bassi, quindi il
mix ottimale per sfondare il muro del suono del solare.
Ovvero energia elettrica rinnovabile competitiva (e in
futuro persino meno costosa) di quella da fonti fossili,
petrolio, gas o carbone che siano.
Questo è, all'osso, l'identikit di SuntoGrid, il maggior
progetto italiano nel fotovoltaico presentato oggi
durante la sei giorni del fotovoltaico europeo in corso
a Milano, e che vede duemila partecipanti anche
dall'Asia e dagli Usa.
Sarà quindi l'Italia la protagonista del fotovoltaico di
terza generazione, capace di superare, in economicità,
anche l'elettricità da fonti fossili?
Può sembrare incredibile, in un industria in fortissima
espansione (che quantomeno triplicherà il suo mercato
entro i prossimi cinque anni, oggi stimato intorno ai 10
miliardi di dollari) dove si combattono a coltello
giganti giapponesi, gruppi tedeschi, nuove imprese della
silicon valley californiana e emergenti cinesi.
Ma SuntoGrid è un progetto originale che, appena
presentato (riservatamente) per l'ammissione al fondo
"Industria 2015" del Ministero delle Attività
produttive, ha riscosso tali entusiasmi da vedere
l'ingresso, nel suo consorzio operativo, di grossi nomi
come St Microelectronics, Enel, Asm e Eni. In tutto
ventiquattro partners, un numero inusuale per l'Italia,
compresa una spinoff universitaria (la CPower, una
cordata di piccole e medie imprese (Dichroic Cell,
Angelantoni, Arcotronics), Enea, Cesi Ricerca, Cnr. In
pratica un bel pezzo del gotha industriale della ricerca
italiana.
Tutti pronti a scommettere sulle ricerche trentennali di
un fisico, ordinario all'Università di Ferrara, uno dei
maggiori fotovoltaici italiani, Giuliano Martinelli.
Testardo, Martinelli ha progressivamente creato a
Ferrara un gruppo di quasi una trentina di ricercatori.
E le sue prime parabole hanno mostrato risultati
straordinari. «Oggi possiamo proporci, entro quattro
anni, di attaccare con questa nuova tecnologia fino al
10% del fabbisogno energetico nazionale». Senza contare
che giganti industriali come St Microelectronics
potranno produrre su vasta scala i suoi chip, su un
progetto parabole a scala globale.
fonte: sole24ore
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